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Da zero a cento... e oltre: Claudio Gubertini tra passato, presente e futuro

 Claudio Gubertini è arrivato in tripla cifra: al Benacus, lo scorso fine settimana, il 39enne (ad aprile) pilota di Serramazzoni – affiancato da Alberto Ialungo su una Peugeot 208 Marca Racing (nella foto Fotosport) - ha raggiunto quota cento gare disputate. Traguardo importante, che avrebbe meritato di essere festeggiato con un epilogo ben diverso dal prematuro abbandono causato da noie elettriche. Ciononostante, il modenese trova più di un motivo per sorridere…

 

Claudio Gubertini, al Benacus non avete visto la bandiera a scacchi. Festeggiamento per i cento rally rimandato?
“Macché: abbiamo festeggiato eccome. Anche perché il bilancio, tutto sommato, è positivo: abbiamo ottenuto i riscontri che speravamo di raccogliere. Ci siamo anche divertiti, sino a quando siamo rimasti in gara e, assolutamente non ultimo, abbiamo scoperto una squadra valida, con la quale si può lavorare bene”.

Per riscontri, intendi il verdetto del cronometro. Quando vi siete fermati, eravate ottavi assoluti e primi di R2B, pur se quella veronese era la vostra prima apparizione su una 208 R2B.

“Esatto. Eravamo davanti a Nerobutto e Griso, non proprio due fermi, e stavamo andando a prendere Bottoni: anche lui, con la sua Clio R3C con la quale ha buona esperienza, e buon conoscitore di quelle strade, era un ottimo riferimento. Eravamo a tre decimi…”.

Peccato che sia finito tutto troppo presto.

“Un problema elettrico, che era già apparso nelle primissime fasi di gara, ha ammutolito la macchina. Peccato, non lo meritavamo; prima di tutto la squadra: ho scoperto un gruppo serio, appassionato e che sa cosa fa, molto scrupoloso. Poi, ovviamente, è stato un peccato fare così pochi chilometri: avevamo bisogno di fare strada, provare diverse soluzioni tecniche. Sotto questo aspetto, la centesima resta ovviamente un’incompiuta. Ma è meglio che sia successo qui che la prossima volta, quando si correrà per qualcosa di più serio”.

Alla vigilia, avevi palesato dubbi sulla tua capacità di adattarti ad un’auto di nuova generazione. Davvero non ti aspettavi di partire subito così forte?

“Assolutamente no. Ero convinto di fare molta più fatica. Poi, quando mi sono reso conto che eravamo partiti con il piede giusto, ho iniziato a pensare a cosa migliorare per fare altri progressi: nella guida e sulla macchina, per assecondarla alla mia guida”.

Senti, detto tra noi: ma davvero temevi di fare a cazzotti con la 208?

“Sì, perché dopo tutti questi anni a guidare le gruppo N, sempre di traverso, pensavo che avrei faticato molto ad adattarmi ad un’auto concettualmente così diversa. Quando mi ci sono seduto mi sono spaventato: abituato com’ero ad una visuale generosa, sulla 208 mi sono ritrovato a vedere pochissimo, davanti… Poi però abbiamo acceso il motore, siamo partiti ed abbiamo scoperto un mondo”.

Raccontacelo.

“Gran macchina, dal potenziale altissimo: va solo scoperto. E’ davvero come mi hanno detto tutti, molto professionale. Di base va forte, in effetti ho capito presto che è difficile trovarcisi male. Cosa mi ha colpito di più? La frenata la percorrenza in curva: spettacolari. Ora si tratta di continuare a fare progressi, comprendendo la vettura nelle sue caratteristiche ed adattando il mio stile. In particolare, è proprio la frenata l’aspetto sul quale credo di avere i maggiori margini di miglioramento”.

 Ritroverai la 208 all’Appennino Reggiano: con quale spirito e spirito correrai la prima dell’IRC?

“Se prima del Benacus avevo tantissimi timori, adesso la prospettiva è diversa: sappiamo che all’Appennino Reggiano troveremo tanti avversari tosti ed esperti, ma almeno ho capito che potremo partire per divertirci e provare a giocarcela. Sì, possiamo provare a fare una bella figura…”.

 T’iscriverai all’IRC, quindi?

“Sì: anche al trofeo Peugeot ed alle forze di Polizia. Poi, però, vedremo di volta in volta, in base all’andamento delle gare ed al budget”.

 Torni a disputare un trofeo a distanza da quattro anni dall’ultima esperienza nel trofeo Suzuki: allora fu una sfida a base di reclami…

“E infatti mi ero ripromesso di non fare più i trofei. Però, quando la Millenium Motorsport mi ha prospettato quest’occasione, non ho proprio potuto rinunciare. Il trofeo e, in generale, l’IRC offrono molto, la sfida è interessante sotto ogni aspetto. Ho voglia di mettermi alla prova”.

 L’attualità è la centesima gara. Ma ti ricordi la prima?

“Certo: anche perché, purtroppo, ha molte similitudini con il Benacus. Castelli Modenesi 1998: avevo la patenta da pochi mesi, correvo con il mio mitico primo navigatore Andrea Marzoli su una 205 1300cc gruppo N. Due prove e, al via della terza, differenziale ko. Fine delle trasmissioni”.

La venticinquesima?

“Mi metti alla prova con le pietre miliari? Non mi freghi… La 25° gara è l’Appennino Parmense 2004. Sempre con Marzoli, ma su una 106 N2. Andò meglio: vittoria di classe”.

 Visto che hai studiato, vai con la cinquantesima.

“Alpi Orientali 2006, su Peugeot 206 gruppo N, con Luca Amadori alle note. Era la prima finale del trofeo Peugeot. Finì male: allora ci appiedarono problemi ai freni”.

La settantacinquesima.

“Ronde Città del Vulcanetto 2010. La macchina era la Clio N3, al mio fianco ancora Luca. Gran bel ricordo: vittoria di classe dopo un durissimo duello con Nicoli e quinto posto assoluto”

La tua gara migliore?

“Beh, come non citare la prima e per ora unica vittoria assoluta? Modena 2008, sulla Mitsu gruppo N con Luca Amadori. Una gioia che rimane dentro”.

Quella da dimenticare?

“La squalifica al Sanremo 2015: avevamo vinto, ci hanno sbattuto fuori con un’auto regolare. Impossibile da mandare giù”.

La macchina del cuore e quella sulla quale non risaliresti neanche per un milione di Euro.

“La 106 per le soddisfazioni e la Clio gruppo A per il divertimento stanno al top. Per contro, dalla torre butto la 206 gruppo N: non ci ho mai capito niente, non sono mai riuscito a guidarla bene”.

Cento gare, tanti navigatori.

“Se provo a citarli tutti, va a finire che ne dimentico qualcuno. Facciamo che cito i più importanti: Andrea Marzoli, il primo, è stato essenziale. Con Alberto Ingrami abbiamo vinto tanto, a Davide Aguzzoli e Luca Amadori devo tanto anche per tutto quello che mi hanno insegnato. Ora c’è Alberto Ialungo: per me è un fratello, e con questo ho detto tutto”.

L’avversario più ostico.

“Oh, qui è proprio difficile… Ne ho incrociati tanti, e davvero forti. In casa direi Verbilli e Nicoli; fuori Andrea Torlasco e Massimo Dal Ben: gli unici che non ho mai battuto”.

Cosa di manca del Claudio Gubertini dell’esordio e sotto quale aspetto, per contro, prediligi il Claudio che… corre verso la centunesima partenza?

“Di vent’anni fa mi manca la pazzia dell’età. Di questi giorni mi piace il modo di guidare: sfruttando l’esperienza, rischio molto meno ma riesco comunque a tirare fuori il mio meglio”.

Cosa insegui, cosa ti manca ancora?

“Diciamo che mi sarebbe piaciuto avere qualche occasione in più di correre per l’assoluta. Ma il bilancio è positivo, non posso che essere contento. Sono partito senza budget e, pur continuando ad essere uno che corre senza avere le spalle coperte a livello finanziario, sono riuscito ad arrivare sino a cento gare. Non è da tutti. E poi, le soddisfazioni: i tioli, le tante vittorie di classe (34). Sì, da, sono contento di quello che sono riuscito a fare”.

Oltre vent’anni di rally e cento gettoni di presenza. Chi c’è dietro tutto questo?

“Mio padre, anzi tutto. Oggi non c’è più, ma resta il punto di riferimento di tutta la carriera: non ci ha messo soldi, ma tantissimi consigli. Poi, cito Antonio Bianchin, titolare della scuderia Millenium Motorsport: corro per loro dal Bellunese 2005, Antonio è quello che ha creduto in me più di tutti, in questi anni. Ovviamente, poi, non posso dimenticare i navigatori, i preparati che mi hanno affidato le loro auto. E tutti quelli che mi hanno seguito e tifato…”.

 

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