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Ciao, Alessandro…

Pare che l’ultima cosa che hai fatto sia stata una manovra per evitare di precipitare su un gruppo di aziende. Non so se sia giusto definirti un eroe: forse, probabilmente, sì.

So che non è giusto che sia finita così. Non è giusto come non lo è alcuna morte, certo. Ma è ingiusto, profondamente ingiusto, che un giovane di neanche 39 anni sia strappato alla vita. Strappato a due figli troppo piccoli - in un’età che forse non consentirà loro nemmeno di ricordarsi del padre – alla moglie, ai famigliari. Agli amici. Nossignori, non è giusto.

Cosa sia successo in tarda mattinata a Pegognaga è tutto da accertare: ci penserà l’inevitabile inchiesta della procura mantovana a fare luce sulle cause che hanno fatto precipitare l’elicottero sul quale stavi volando. Quel che conta è la realtà, straziante, con la quale ci troviamo a fare i conti. Maledetto frutto di un destino feroce, intollerabile, soffocante.

Un destino che non ti ha risparmiato, riservandoti il più atroce e beffardo degli epiloghi: proprio a te che, da pilota, sei sempre stato veloce, grintoso, ma non certo con il vizio del fuoripista. Fa male e fa rabbia pensare che avevi fortemente diradato le apparizioni in pista - questo week-end figuravi nella ‘entry list’ del terzo round del Ferrari Challenge europeo, all’A1 Ring -, proprio per dedicarti alla famiglia ed al lavoro. E invece a farti lo sgambetto è stato l’elicottero, uno dei modi con i quali coniugavi la tua passione per motori e meccanica.

Ora, non restano che i ricordi: quello di una persona di grande intensità e, al contempo, serenità. Quello di una persona affabile, gradevole, sempre pronta ad una battuta scherzosa e ad un sorriso. Quello della rapida chiacchierata, giusto un mese fa, alla presentazione dell’Appenino Reggiano. Quello del saluto alla partenza del rally: un cenno, un ciao veloce, prima di vederti sfilare con la tua ‘zero’: ed è incredibile, adesso, realizzare che sia stato l’ultimo…

Già, nella tua vita c’erano anche i rally. Un’altra passione forte, chi ti ha permesso di farti apprezzare anche nel nostro ambiente. Una passione tenuto a bada sino a quell’occasione nella quale su un’auto ci sei salito per davvero, e non per un test: ricordi? La gara era la Ronde dei Colli Piacentini, 7 aprile 2013, la macchina una Clio S1600 della Tedak (foto Dino Benassi in esclusiva per Rallysmo.it). Il nome, una tantum, non era il tuo: ‘Hollywood’, stava scritto sul finestrino. Pseudonimo necessario per non dare troppo risalto a quella che doveva essere un’apparizione unica e buono per vivere qualche momento d’ilarità: come le risate che ci siamo fatti ogni volta che c’incontravamo e tu, prontamente, giocavi a nascondino… Scherzavi, fuori dall’abitacolo, ma in macchina di cinema ne hai fatto poco: niente fumo e molto arrosto, come testimoniano il secondo posto di classe (ad un paio di secondi da un avversario locale e ben più esperto) ed il decimo posto assoluto. Poi, le presenze al Monza Rally Show, conditi da tre successi di classe R4 e dalla partecipazione con una 208 R5, lo scorso autunno.

Ma la passione rallystica l’hai sviluppata anche in altri modi: con la rinascita dell’Appennino Reggiano, l’hai convogliata in un importante ruolo di collaborazione al fianco di Grassano Rally Team: una relazione che hai sviluppato con genuina disponibilità, grande attenzione e massima cura del dettaglio. Anche se la tua macchina aveva solo lo zero sulle fiancate.

Ciao, Alessandro. Race in peace, ovunque tu sia. Noi, quaggiù, non ti dimenticheremo (siamo certi che i tuoi amici di San Polo troveranno un bel modo di ricordarti, nelle future edizioni della loro corsa). E chi sopravvive nel cuore di chi resta, non muore mai…

 

 

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